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Negozi online falsi - come verificare un sito sconosciuto

Negozi online falsi - come verificare un sito sconosciuto

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Un negozio online falso può sembrare identico a uno vero: logo curato, foto professionali, conto alla rovescia sulle offerte. Le truffe sugli acquisti online pesano molto tra i reati che arrivano alla Polizia Postale: in un suo bilancio di fine anno rappresentavano oltre il 60% delle truffe online trattate, e in un resoconto annuale più recente la Polizia Postale ha contato circa 27.000 casi di criminalità informatica economico-finanziaria, con oltre 269 milioni di euro sottratti in dodici mesi. Prima di pagare su un sito che non conosci bastano pochi minuti di verifiche, e sapere come muoverti se qualcosa va storto fa la differenza nel recuperare i soldi.

Cosa deve mostrare un negozio online in regola

La legge italiana dice con precisione quali dati un'impresa che vende online deve rendere visibili. Il D.Lgs. 70/2003 impone che siano accessibili in modo facile, diretto e permanente la denominazione o ragione sociale, l'indirizzo della sede, un contatto rapido con un indirizzo email, il numero di iscrizione al Registro delle Imprese o al REA, la partita IVA se l'impresa ne ha una, e prezzi chiari che comprendano i costi aggiuntivi. In più, per le norme sull'IVA, la partita IVA deve comparire sulla homepage di qualsiasi sito gestito da un'impresa che ne è titolare, anche se il sito non vende nulla. Questi obblighi riguardano le imprese, non i privati che vendono un oggetto usato.

Il Codice del Consumo aggiunge le informazioni da dare prima dell'ordine: chi vende a distanza deve spiegarti in modo chiaro le condizioni prima che tu sia vincolato, compreso il diritto di recesso di 14 giorni, che per i beni decorre dalla consegna, e deve fornirti il modulo standard per esercitarlo. Se il venditore non ti informa sul recesso, il periodo si allunga di 12 mesi oltre i 14 giorni iniziali. Come funzionano recesso e garanzia nella pratica è spiegato nella guida su recesso, garanzia e resi.

Il primo controllo, quindi, è scorrere il fondo della pagina e le sezioni legali. Un sito senza ragione sociale, senza indirizzo, senza partita IVA o con condizioni di reso vaghe non rispetta le regole di base, e il Centro Europeo Consumatori Italia (CEC Italia) indica proprio le informazioni legali mancanti o incomplete tra i segnali tipici dei negozi falsi. Anche la Polizia di Stato consiglia di verificare l'identità del venditore cercando partita IVA, un numero di telefono fisso e un indirizzo reale.

Verifica la partita IVA e il nome del titolare

Trovare una partita IVA sul sito non basta, perché alcuni negozi falsi riportano il numero di un'azienda vera che non ha niente a che fare con loro, come ha segnalato CEC Italia. Per questo conviene controllarla con il servizio gratuito Verifica partita IVA dell'Agenzia delle Entrate: inserisci il numero e il sistema ti dice se la partita è attiva, sospesa o cessata, con le date di inizio ed eventuale fine attività e il nome del titolare. La ricerca funziona solo a partire dal numero, non dal nome dell'azienda.

Il punto decisivo è il confronto: il nome del titolare restituito dal servizio deve corrispondere alla società indicata sul sito. Se il sito dice di essere una srl di Milano e la partita IVA appartiene a una ditta individuale di tutt'altro settore, o risulta cessata, fermati. Per un numero IVA di un altro paese dell'Unione europea la stessa verifica si fa con il sistema europeo VIES.

Dominio, lucchetto e siti clone

Il lucchetto accanto all'indirizzo e la sigla HTTPS indicano solo che la connessione è cifrata: non dicono nulla su chi gestisce il sito. Secondo uno studio riportato in Italia, circa la metà dei siti di phishing usava già HTTPS, quindi il lucchetto non è una prova di affidabilità. Più utile è leggere con attenzione il nome di dominio, come raccomanda la Polizia di Stato: i siti clone imitano quelli ufficiali con grafiche quasi identiche e indirizzi che differiscono per una lettera, un trattino o un'estensione diversa.

Per i domini .it puoi controllare l'età del sito con il servizio WHOIS gratuito del Registro .it, cercando il dominio esatto: la voce "Created" mostra la data di registrazione, insieme all'ultimo aggiornamento e alla scadenza. Un negozio che vende marchi famosi con sconti enormi su un dominio registrato da poche settimane è un forte campanello d'allarme. Se vuoi comprare da un marchio noto, la Polizia di Stato suggerisce di usare la sua app ufficiale o di digitare l'indirizzo che conosci, invece di seguire link da annunci, messaggi o post sui social.

Prezzi troppo bassi e recensioni sospette

Per la Polizia di Stato uno sconto eccessivo è quasi sempre il segno di un venditore inaffidabile, e la Polizia Postale ha osservato che le offerte molto convenienti su siti sconosciuti sono quasi sempre truffe. CEC Italia aggiunge altri segnali: prezzi molto bassi su marchi conosciuti, pressione e urgenza per farti concludere subito, negozi pubblicizzati sui social, dropshipping con tempi di consegna lunghissimi. Il rischio non è solo che il pacco non arrivi mai: può arrivare un prodotto diverso o contraffatto. Per capire se uno sconto è plausibile, confronta il prezzo con quello dei rivenditori che conosci e leggi la guida sul prezzo più basso degli ultimi 30 giorni.

Sulla merce contraffatta il rischio è anche tuo. Per l'acquirente finale la legge prevede la confisca della merce e una sanzione amministrativa da 100 a 7.000 euro, e le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito che chi compra commette un illecito amministrativo, non il reato di ricettazione. Gli importi delle sanzioni possono cambiare, quindi in caso di dubbio verifica la norma in vigore.

Le recensioni vanno lette con lo stesso spirito critico. CEC Italia considera sospetto sia un negozio senza alcuna recensione sia uno con recensioni tutte uniformemente entusiaste. Dal recepimento della direttiva Omnibus con il D.Lgs. 26/2023, chi pubblica recensioni deve dire se e come verifica che provengano da persone che hanno davvero acquistato o usato il prodotto, e commissionare o manipolare recensioni false è una pratica commerciale vietata. Se un sito mostra decine di giudizi a cinque stelle e nessuna spiegazione su come li controlla, non dare loro troppo peso.

Come pagare: quale metodo ti protegge

Il metodo di pagamento decide quanto sarà facile recuperare i soldi se il negozio si rivela falso. La tabella riassume le differenze principali secondo le indicazioni di Banca d'Italia, Polizia di Stato e CEC Italia.

Metodo Cosa puoi fare se qualcosa va storto Da sapere
Carta di credito o debito Chiedere il chargeback per merce non consegnata, difettosa o contraffatta; contestare alla banca i pagamenti non autorizzati Il chargeback è una regola dei circuiti, non un diritto di legge, e il termine di solito non supera 120 giorni dall'addebito
Carta prepagata Rischi al massimo la somma che hai caricato La Polizia Postale la consiglia per i siti che non conosci
PayPal Aprire una contestazione con il programma di protezione acquirenti Tempi e condizioni sono fissati nei termini di PayPal: controllali prima di pagare
Bonifico anticipato Pochissimo: un bonifico disposto da te è un pagamento autorizzato, anche se ti hanno ingannato CEC Italia consiglia la carta di credito al posto del bonifico anticipato
Money transfer o ricarica di una prepagata altrui Quasi nulla La Polizia di Stato sconsiglia servizi come Western Union e MoneyGram, e i venditori seri non si fanno pagare ricaricando una carta

La differenza tra carta e bonifico è più netta di quanto sembri. Le decisioni dell'Arbitro Bancario Finanziario (ABF) considerano autorizzato il bonifico che hai eseguito tu su indicazione del truffatore, anche se ottenuto con l'inganno, quindi il rimborso non è affatto automatico. Banca d'Italia, nei suoi rapporti periodici sulle frodi nei pagamenti, ha inoltre rilevato che i pagamenti nell'e-commerce restano più rischiosi di quelli fatti con il POS in negozio: un motivo in più per preferire metodi tracciabili, come raccomanda la Polizia di Stato.

Diffida di chi ti mette fretta o ti chiede di spostare la trattativa fuori dalla piattaforma, su chat private o email, dove le tutele del sito non valgono più. Nessuna azienda seria ti chiede dati della carta o password attraverso un link ricevuto per messaggio.

Prima di pagare su un sito che non conosci

Segnali d'allarme

  • Mancano ragione sociale, indirizzo o partita IVA
  • La partita IVA è cessata o di un'altra azienda
  • Il dominio è stato registrato da poche settimane
  • Sconti enormi su marchi famosi
  • Nessuna recensione, o solo recensioni entusiaste
  • Ti chiede bonifico anticipato, money transfer o una ricarica

Cosa controllare

  • La partita IVA sul servizio dell'Agenzia delle Entrate
  • La data di registrazione del dominio .it nel WHOIS
  • L'indirizzo del marchio, digitato da te o dalla sua app
  • Un pagamento con carta, prepagata o PayPal

Codici sconto e buoni falsi

Una variante molto diffusa della truffa non passa da un negozio ma da un messaggio su WhatsApp, via SMS o per email che promette un buono spesa. La Polizia di Stato ha segnalato una catena che prometteva buoni da 200 euro a nome di grandi catene di supermercati, senza che esistesse alcuna iniziativa del genere, ed Esselunga ha avvisato i clienti di falsi messaggi su buoni da 500 euro per un suo anniversario, precisando che i concorsi veri sono pubblicati solo sui suoi canali ufficiali. Chi clicca finisce su pagine che servono a rubare dati personali e bancari. Non cliccare, non inserire né i dati della carta né il codice fiscale, e segnala il messaggio alla Polizia Postale.

Con i codici sconto vale un ragionamento semplice. Un codice vero si inserisce nel carrello del negozio, sul sito ufficiale, e abbassa il totale dell'ordine; non ti chiede altro. Se per "sbloccare" un codice devi pagare qualcosa, lasciare i dati della carta su una pagina esterna o inoltrare un messaggio ai tuoi contatti, sei davanti a un tentativo di truffa. Quando parti dall'elenco dei negozi per cercare un'offerta, controlla comunque di trovarti sul sito ufficiale prima di pagare.

Nei periodi di grandi offerte come il Black Friday è più facile cadere in un sito clone o in un falso buono, perché gli sconti alti sembrano normali. Nella guida su come prepararsi al Black Friday trovi come organizzarti in anticipo, così da riconoscere un prezzo fuori mercato.

Se sei già stato truffato

Se hai pagato e il pacco non arriva, il sito è sparito o ti accorgi di addebiti che non hai fatto, muoviti subito: alcuni termini sono brevi. Le strade sono tre, e conviene percorrerle in parallelo.

Contatta la banca e contesta il pagamento

Per un pagamento non autorizzato, per esempio se dopo aver lasciato i dati della carta compaiono addebiti che non hai fatto, Banca d'Italia indica di contestarlo alla tua banca il prima possibile e comunque entro 13 mesi dall'addebito, come previsto dal D.Lgs. 11/2010. La banca deve rimborsarti entro la fine della giornata lavorativa successiva, salvo che sospetti una frode da parte tua. La denuncia non è un requisito di legge, ma la banca può chiedertela.

Se invece hai autorizzato tu il pagamento con la carta e la merce non è arrivata, è difettosa o contraffatta, chiedi alla banca o all'emittente di avviare il chargeback. È un meccanismo contrattuale dei circuiti di pagamento e il termine di solito non supera 120 giorni dall'addebito, quindi non aspettare. Ricorda che la banca risponde della corretta esecuzione del pagamento, non del contratto con il venditore: le contestazioni sulla merce restano con il negozio. Se hai pagato con bonifico, avvisa comunque subito la banca, sapendo che il recupero è molto più difficile.

Se la banca non risponde o la risposta non ti soddisfa, puoi rivolgerti all'ABF. Prima serve un reclamo scritto alla banca o al fornitore del servizio di pagamento; per i servizi di pagamento, se non ricevi risposta entro 15 giorni lavorativi o non sei soddisfatto, puoi presentare ricorso online entro 12 mesi dal reclamo, senza avvocato, con un contributo di 20 euro che ti viene restituito se il ricorso è accolto. Termini e costi possono cambiare, quindi controllali sul sito dell'ABF prima di procedere.

Segnala alla Polizia Postale e all'AGCM

La Polizia Postale è il riferimento per le truffe vere e proprie. Puoi fare una segnalazione attraverso il suo servizio online, il Commissariato di PS online, nella sezione dedicata alle segnalazioni, oppure andare di persona in un ufficio della Polizia Postale. Se ti serve una denuncia formale, per esempio perché la banca te la chiede, presentala in un ufficio di polizia. In entrambi i casi tieni pronte ricevute di pagamento, email, screenshot del sito e delle chat.

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) può sospendere e far oscurare i siti che adottano pratiche commerciali scorrette, in base all'articolo 27 del Codice del Consumo: lo ha fatto con negozi che incassavano senza consegnare e, in un solo provvedimento, con 252 siti che vendevano merce contraffatta. Chiunque può segnalarle una pratica scorretta con il modulo online, ma l'AGCM non apre un procedimento per ogni segnalazione e non rimborsa i singoli consumatori né annulla i contratti. La tua segnalazione può aiutare a chiudere il sito, mentre per i soldi la strada passa dalla banca.

Negozi con sede in un altro paese UE

Se il negozio ha sede in un altro paese dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo, puoi chiedere aiuto a CEC Italia, che fa parte della rete europea ECC-Net e assiste i consumatori nelle controversie con venditori di quei paesi. Per i negozi fuori da quest'area la rete non può intervenire. Se compri spesso da siti extra UE, la guida su acquisti extra UE, IVA e dogana spiega anche quali costi aspettarti alla consegna.

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