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Sconto vero o finto? La regola del prezzo più basso degli ultimi 30 giorni

Sconto vero o finto? La regola del prezzo più basso degli ultimi 30 giorni

Pubblicato il - Aggiornato il

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Un cartellino che annuncia un meno settanta per cento non dice quasi nulla, finché non sai da quale prezzo parte quella percentuale. Per anni è stato questo il punto debole delle promozioni online: bastava alzare il prezzo per qualche settimana e poi riportarlo al livello abituale per trasformare un prezzo normale in un affare. Dal 2023 in Italia esiste una regola che rende quel gioco molto più difficile, e sapere come funziona è il modo più veloce per capire se uno sconto è reale.

Che cosa dice esattamente la regola

La norma arriva dalla direttiva europea nota come Omnibus, recepita in Italia con il decreto legislativo 26 del 2023 ed entrata in vigore il 1° luglio dello stesso anno. Ha inserito nel Codice del Consumo l'articolo 17-bis, che impone una cosa semplice: ogni annuncio di riduzione di prezzo deve indicare anche il prezzo più basso che il venditore ha applicato a quel prodotto nei trenta giorni precedenti.

Il riferimento non è quindi il prezzo di listino, né il prezzo consigliato dal produttore, né il prezzo del giorno prima. È il minimo effettivamente praticato in un mese. Se un paio di scarpe è stato venduto a 80 euro per una settimana a metà del mese, quel numero resta il riferimento anche se il prezzo abituale è 120 euro.

La regola vale online e in negozio, per qualsiasi settore merceologico, e si applica anche durante i saldi di fine stagione. Il controllo spetta all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, che tratta le violazioni come pratiche commerciali scorrette, con sanzioni che possono raggiungere cifre molto rilevanti per un'azienda.

Le eccezioni previste

Non tutto rientra nell'obbligo, e le esclusioni hanno una logica. I prodotti deperibili o a rapida scadenza ne restano fuori, perché un ribasso sul fresco a fine giornata non ha nulla a che vedere con una strategia promozionale. Restano fuori anche le vendite sottocosto, che seguono regole proprie, i prezzi di lancio, le formule del tipo prendi tre e paghi due e gli sconti legati a una condizione diversa dal semplice acquisto, come una carta fedeltà, un buono o una spesa minima.

Per un prodotto in commercio da meno di trenta giorni il venditore indica il prezzo più basso del periodo effettivo di vendita, che sia di dieci o di venti giorni. È l'unico caso in cui un riferimento più corto è legittimo, e un'indicazione esplicita di quel periodo più breve è di per sé un segnale di correttezza.

Il caso delle riduzioni progressive è quello più utile da conoscere. Se un negozio sconta un prodotto e poi lo sconta ancora, il riferimento resta il prezzo più basso applicato prima della prima riduzione, non il prezzo intermedio. Una campagna che scala da 100 a 80 a 60 euro deve quindi continuare a mostrare 100 come base, non 80: vedere il riferimento che si abbassa a ogni passaggio è un errore, o un tentativo.

Come si riconosce un ribasso gonfiato

Il primo segnale è la sostituzione del riferimento. Quando accanto allo sconto compare la dicitura prezzo di listino, prezzo consigliato, valore di mercato o un prezzo barrato senza alcuna spiegazione, quel numero non è il prezzo più basso dei trenta giorni e non ti dice quanto stai risparmiando davvero.

Il secondo è l'incoerenza tra le percentuali. Se la pagina annuncia meno sessanta per cento ma la differenza tra il prezzo indicato come riferimento dei trenta giorni e il prezzo finale vale il quindici per cento, la percentuale grande si riferisce a qualcos'altro, quasi sempre al listino del produttore.

Il terzo si vede solo nel tempo, ed è il motivo per cui conviene tenere traccia dei prezzi delle due o tre cose che ti interessano davvero. Uno storico, anche solo fatto di schermate salvate con la data, rende immediatamente evidente un rialzo preventivo prima di una campagna importante.

Quanto fidarsi di uno sconto

  1. 1

    La pagina annuncia una riduzione o una percentuale?

    No La regola non si applica

    Confronta il prezzo finale con quello di altri venditori.

    Sì Passa alla domanda successiva

  2. 2

    Il riferimento è il prezzo più basso degli ultimi 30 giorni?

    No Fidati poco

    Listino, prezzo consigliato o prezzo barrato senza etichetta: verifica lo storico.

    Sì Passa alla domanda successiva

  3. 3

    Il riferimento cala a ogni nuovo sconto?

    Sì Probabile violazione

    Nelle riduzioni progressive la base resta quella iniziale.

    No Ecco la risposta

  4. Puoi usare quel dato

    È il riferimento previsto dall'articolo 17-bis. Poi calcola il risparmio in euro.

Lo schema riassume la tabella qui sotto.
Cosa leggi sulla pagina Cosa significa Quanto fidarsi
Prezzo più basso degli ultimi 30 giorni: 89 € Riferimento conforme all'articolo 17-bis Alto, è il dato da usare
Prezzo consigliato 199 €, oggi 99 € Riferimento del produttore, non un prezzo praticato Basso, verifica lo storico
Prezzo barrato senza etichetta Nessuna indicazione di che prezzo sia Basso
Riferimento che cala a ogni nuovo sconto Le riduzioni progressive devono mantenere la base iniziale Nullo, probabile violazione
Solo prezzo finale, nessuna percentuale Non è un annuncio di riduzione, la regola non si applica Neutro, confronta altrove

Gli strumenti per verificare in trenta secondi

Il controllo più rapido è il confronto tra venditori diversi. Se lo stesso codice prodotto costa più o meno la stessa cifra su tre siti e uno solo lo presenta come scontatissimo, il prezzo di partenza di quel negozio è probabilmente il problema, non il prezzo degli altri.

I comparatori di prezzo e gli strumenti che tracciano lo storico sono il secondo livello, e per l'elettronica sono quasi indispensabili perché è la categoria in cui i prezzi si muovono ogni settimana. Uno storico di sei mesi mostra subito se il prezzo attuale è un minimo vero o il livello abituale con un'etichetta diversa.

Il terzo passaggio è aritmetico e conviene farlo sempre in euro, non in percentuale, perché è la cifra in euro quella che paghi: il calcolatore di sconto converte in un attimo una percentuale in risparmio reale, e spesso ridimensiona l'entusiasmo per un meno trenta per cento su un prodotto da venti euro.

Perché conta soprattutto a novembre

La regola dei trenta giorni nasce proprio per gli eventi promozionali concentrati, dove la pressione a comprare in fretta è massima e il tempo per verificare è minimo. Nella settimana del Black Friday il numero di annunci di riduzione si moltiplica, e con esso il numero di riferimenti scelti male.

Se hai una lista di acquisti in mente, il momento giusto per iniziare a guardare i prezzi non è la settimana della campagna ma il mese prima. È esattamente la finestra che la legge prende come riferimento, quindi osservarla ti mette nella stessa posizione di chi dovrà dichiararla.

Vale anche il contrario: uno sconto modesto ma su un prezzo già basso batte quasi sempre una percentuale spettacolare su un prezzo gonfiato. Quando confronti le offerte o apri la scheda di un negozio, guarda prima il prezzo finale e solo dopo la percentuale: è l'ordine di lettura che le campagne promozionali sperano tu non usi.

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